L’isola di Capraia

Capraia si presenta miracolosamente intatta e selvaggia. A eccezione del piccolo centro abitato e delle poche costruzioni dell’ex Colonia Penale, il restante territorio dell’isola è dominio della macchia mediterranea, dei venti che la spazzano violentemente e della fauna selvatica.

L’isola ha una spiccata vocazione per il turismo naturalistico.

Capraia si fa conoscere per le sue bellezze naturali, pur non rinunciando al classico turismo balneare estivo. Un turismo da parco naturale che punta a limitare le edificazioni, che tiene conto dell’ambiente e a proposte culturalmente qualificate. Un turismo che possa estendersi per oltre metà dell’anno e creare un presupposto più solido per lo sviluppo socio-economico e occupazionale della popolazione residente.

Oggi si torna al tema dell’agricoltura con più interesse. Il comune di Capraia ha cominciato a dare in gestione a uso civico i terreni dell’ex colonia penale, esclusivamente per attività agricole. Le scolaresche organizzano escursioni e soggiorni settimanali sull’isola per contribuire alla manutenzione delle mulattiere e dei vecchi muretti a secco invasi dalla macchia.

Posizione geografica

L’isola di Capraia (43°2’35’’ latitudine E) è situata al limite tra il mar Tirreno e il mar Ligure ed è una delle sette isole dell’Arcipelago toscano. Dista circa 64 km da Livorno, 55 km dal promontorio di Piombino, 42 km da Portoferraio, 37 km da Gorgona e 31 km da Capo Corso. Capraia è dotata di un proprio Comune, appartenente alla Provincia di Livorno.

Ambiente naturale

L’origine vulcanica ha determinato marcatamente sia gli aspetti geologici sia quelli morfologici. Anche la vegetazione che ha colonizzato l’isola ne ha risentito in quanto si è dovuta impiantare su un inospitale substrato di lava consolidata.

Le vere caratteristiche di Capraia sono la tranquillità e la quasi totale assenza di degrado antropico.

Questa caratteristica ha garantito nel tempo il permanere di una natura selvaggia e incontaminata.

I meccanismi del vivere selvatico funzionano senza gravi alterazioni nelle vallate coperte di macchia o nelle falesie costiere, inaccessibili al passo dell’uomo.

Vegetazione e flora

Quando milleni orsono gli uomini neolitici partiti dalla vicina Elba raggiunsero con rozze imbarcazioni Capraia, sbarcando allo Zenobito, l’isola si presentò loro ammantata da cupe e impenetrabili foreste di leccio.

Un primo nucleo umano si insediò probabilmente sulla piccola piana dello Zenobito e di conseguenza il manto vegetale naturale che lo circondava fu distrutto per guadagnare spazio all’agricoltura e al pascolo.

L’avvento dell’uomo e della capra, da questo probabilmente portata (ricordiamo che nel neolitico era già nota la pratica della pastorizia), segnarono nel corso dei secoli la distruzione delle foreste di leccio.

Lo stadio vegetazionale più evoluto è rappresentato oggi da una “macchia alta” in cui dominano il corbezzolo e l’erica.

La “macchia a corbezzolo ed erica” raggiunge a Capraia il suo massimo sviluppo nelle vallate, in esposizioni fresche sui versanti settentrionali del Monte Arpagna.

La fioritura primaverile degli asfodeli è uno spettacolo tra i più suggestivi dell’isola: dai grandi cespi verdi spuntano scapi alti, sino a un metro, riccamente fioriti di pallidi fiori bianchi con eleganti nervature bruno rossastre, mentre il suolo è letteralmente ricoperto di bianche margheritine.

Il mirto è un arbusto che può raggiungere anche i tre metri di altezza. Presenta fiori molto profumati, bianchi o rosati e ricchi di stami. La fioritura avviene a maggio/giugno. Le bacche del mirto, vengono raccolte per ottenere un infuso in soluzione alcolica molto apprezzato come stomachico e digestivo. Per gli apicoltori, il mirto è considerato soprattutto una sorgente di polline.